Vivere a Orsago

Orsago è oggi un importante centro agricolo, artigianale ed industriale della provincia di Treviso; si estende su una superficie di 10,68 kmq a circa 44 mt. sul livello del mare.

Sede Municipale
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Sede Municipale

Il territorio è diviso in tre differenti aree: a nord ovest l'arida piana ghiaiosa dei Camparnei (diminutivo di Campardo = campo arido), al centro la zona delle risorgive e a sud est la depressione del Palù (paludi). In passato questa situazione determinò l'esistenza di vaste boscaglie, acquitrini e canneti che persistono nella memoria ormai solo grazie ai toponimi quali Bosco, Fagher (faggio) e Salvatoronda (selva rotonda) nel vicino comune di Godega di Sant'Urbano al confine della località Bosco. La vegetazione arborea di allora, formata da associazioni di faggi, querce, salicacee con un ricco sottobosco alimentato dalle numerose sorgenti, formava un habitat che dava ospitalità ad una fauna terrestre ed acquatica varia.

Grazie a questa ricchezza popolazioni antichissime abitarono ad Orsago; lo dimostrano i numerosi ritrovamenti archeologici che hanno messo in luce, soprattutto in zona Palù, testimonianze risalenti fin dal neolitico (3000 a.C.). Nella località di Bavaroi, lungo il corso del fiume Aralt (Rio Alto), sono invece venuti alla luce siti abitativi dell'ètà del bronzo (2000 a.C.). Orsago fu interessata anche da insediamenti dei romani che qui vi costruirono diverse ville inserite nel tessuto centuriato Opitergino. Tracce di questa antica suddivisione agraria si possono rilevare sulla mappa napoleonica e sono suggerite anche da indizi toponomastici come Presette (ripresa dell'area centuriata), Pedrez (praedium=podere). Nel 1949, durante un'aratura, in località Prà della stalla, venne alla luce l'edicola funeraria dei Terentii, ora esposta al Museo di Treviso, in calcare a doppia nicchia contenente nella parte superiore i busti di due coniugi e i quella inferiore i busti dei due figli. Nella stessa località furono trovate anche altre sepolture e pavimentazioni di ville romane.
L'abbandono della rete viaria romana dopo il crollo del potere imperiale, l'insicurezza derivante dall'invasione delle popolazioni barbariche ed i mutamenti portati da alcuni fenomeni naturali quali le alluvioni ed il bradisismo provocarono lo spostamento dei locali centri di potere politico ed amministrativo, poi risorti in luoghi maggiormente dispersi sul territorio e situati in zone magari precedentemente disabitate o scarsamente abitate ma divenute interessanti perchè facilmente difendibili e coltivabili: determinante fu per Orsago lo stanziamento dei monaci di San Benedetto, che qui giunsero fin dal IX secolo grazie all'appoggio del Patriarca di Aquileia e vi costruirono una abbazia, la cui esistenza è documentata nel 1132 (privilegio concesso da Papa Innocenzo II al Patriarca di Aquileia Pellegrino I il 29 giugno 1932).
I Benedettini, con il motto "Ora et labora" dopo le dominazioni barbariche si prefiggevano il compito di bonificare le terre acquitrinose abbandonate per aiutare le genti povere che vivevano nella più nera indigenza. Acquisirono così numerosi territori provvedendo alla costruzione di corti, ossia lunghi porticati in muratura ad arco uniti ad una casa colonica con le stalle per il ricovero di animali. Anche ad Orsago i monaci bonificarono le terre rendendole coltivabili e costruirono le corti ancora oggi rintracciabili nei caseggiati Mazza e nel borgo Pavia (da pavera=tifa palustre) dando vita così ai primi nuclei abitativi.
Alla fine del 1600 tutta la zona della pavia venne acquisita dal nobile Vincenzotti che qui vi costruì la villa patrizia, ora nota come villa Cefis. Le vecchie costruzioni vennero rimaneggiate dal patrizio veneziano; sono comunque ancora individuabili i vecchi portici con le arcate di mattoni crudi, il pozzo e un affresco della Vergine con Bimbo asisa in trono. Anche presso i caseggiati Mazza si riscontrano colonne con capitello di una vecchia loggia (chiostro?) incastonate nei muri delle case. Su un camino vi è scritta una preghiera che recita più o meno così: "Salga il fumo di questo camino come salgono le nostre preghiere a Dio". Il vecchio pozzo fa capolino da sotto un caseggiato. Da un muro abbattuto è stato recuperato un frammento di lapide in calcare con la scritta in latino e greco "Jesus Kristos" e recentemente in uno scavo è venuto alla luce un capitello. Questi elementi fanno pensare che l'abbazia sorgesse in uno di questi fabbricati, trasformata poi in unità abitative. Anche lo Stemma Comunale di Orsago, un orso ed una mano scrivente, ricorda i monaci benedettini che, oltre al lavoro agricolo, si occupavano di trascrivere testi.

La nascita della "via Ongaresca" che univa l'Austria con Roma e passava nei pressi dell'Abbazia permise, durante il secolo X, il formarsi di un nuova rete viaria orientata in maniera da sfruttare al meglio i passaggi sui ponti ed i guadi del Meschio e del Tagliamento: risale forse a questo periodo la costruzione della strada che ancora oggi percorre Orsago da Nord a Sud proseguendo poi verso la destra del Livenza, la via per Sacile che da Bavaroi passava attraverso quello che sarà poi noto come Passo della Muda.

 
La locanda la Loggia ex municipio
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La locanda la Loggia ex municipio

Orsago fu contesa fra alcune locali famiglie di feudatari ed infine divenne proprietà dei Da Camino, che la tennero fino al 1350 circa. Passò poi al Patriarca di Aquileia, che ne nominò feudatario Francesco Sbrojavacca e resse questi territori dal punto di vista ecclesiastico fino ai primi dell'Ottocento. Conquistata dai Carraresi, Signori di Padova, rimase in possesso di questi ultimi per meno di dieci anni per poi entrare definitivamente fra i possedimenti terrestri di Venezia. Durante i quattro secoli di dominio veneziano Orsago conobbe un lungo periodo di pace e relativa prosperità, intervallato da una drammatica carestia che colpì questi luoghi tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento. Testimonianza dell'apprezzamento incontrato presso i patrizi veneziani sono le chiese e le belle ville che ancora oggi ingentiliscono il terriotrio. La via Ongaresca e le altre vie di collegamento della capitale con l'interno divennero importanti rotte commerciali: vennero quindi portate a termine opere pubbliche per il loro consolidamento e per il riassetto del sistema idrico, che coinvolse anche la zona del Palù.
Al crollo della Repubblica di Venezia il governo napoleonico prima e quello asburgico poi continuarono sulla via del recupero territoriale per mezzo di bonifiche e lavori pubblici: risalgono a questi anni l'aperturdella Strada Statale Pontebbana e la costruzione della ferrovia Venezia-Udine-Vienna (1850-1860). La bonifica del Palù fu completata durante il Regno d'Italia. Purtroppo le diffuse condizioni di povertà e malnutrizione, combattute con mezzi inadeguati dai nuovi governanti, portarono molti abitanti a scegliere la via dell'esilio volontario emigrando in Sud America: il fenomeno fu combattuto grazie all'intraprendenza di alcuni imprenditori locali mediante l'allevamento del baco da seta e l'apertura di una filanda, ed alla nascita dellla Cassa Rurale e Artigiana nel 1895. Il processo di industrializzazione, rallentato durante la Prima Guerra Mondiale, riprese fra le due guerre e, soprattutto, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Attualmente ad Orsago la popolazione è impegnata nella coltivazione delle vite e dei cereali, nella lavorazione a livello artigianale ed industriale del legno, dei metalli e dei tessuti nonchè nell'industria dolciaria; di una certa importanza anche il settore dei trasporti e dei servizi.

A cura di Giuseppe Posocco