Villa Priuli Chastonay

Collocazione

Via Giuseppe Mazzini

 

Costruzione

Villa Priuli Chastonay
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Villa Priuli Chastonay

La villa fu costruita dalla nobile famiglia Priuli di Venezia alla fine del XVII secolo: sotto il porticato d’ingresso, nel pavimento, è incisa la data 1689.
Al lungo viale d’ingresso, costeggiato da siepi, si accede oltrepassando un enorme cancello sorretto da colonne, affiancate da due volute, da cui si sviluppano i muretti di cinta aventi sulla sommità due statue in pietra bianca; alla fine del viale, dopo aver varcato un secondo ingresso, ci sono un pozzo con l’iscrizione: «1706 CONCORDIA RES PARVAE CRESCUNT» (1706 Le piccole cose crescono nella concordia), e diverse statue raffiguranti personaggi della mitologia greco-romana tra cui quelle di Diana dea della caccia, di Cerere dea dell’abbondanza e protettrice dell’agricoltura, di Ercole con addosso la pelle del leone Nemeo e con Cerbero il cane dalle molte teste legato ai piedi, di Prometeo che, incatenato ad uno scoglio per punizione di Zeus, è vittima di un avvoltoio che gli divora continuamente il fegato.

La villa è maestosa ed è formata da un corpo centrale, rialzato rispetto alle due ali laterali, a cui si accede attraverso una scalinata a due rampe speculari, disposte parallellamente al muro e con balaustre intercalate da pilastrini, sotto la quale si apre un passaggio ad arco ribassato con mascherone; ai lati dell’apertura sono poste due semicolonne che presentano due fasce parallele che sembrano fissarle al muro. Al primo piano, il portale centrale, originariamente con profilo ad arco a tutto sesto, è affiancato da due monofore ad arco che presentano poggioli posti a filo della muratura; in corrispondenza del piano attico si aprono monofore rettangolari, sopra le quali si sviluppa una cornice dentellata con mensole modanate in pietra. Al di sopra, si erge il sopralzo con timpano triangolare con raccordi laterali a voluta tra i quali sono collocate tre monofore ad arco a tutto sesto separate da semicolonne. La finestra centrale ha un poggiolo posto a filo della muratura, con la balaustra formata da colonnine in pietra, mentre quelle laterali sono tamponate; le tre aperture sono arricchite da mascheroni in chiave d’oro.
Oltre al corpo padronale, il complesso è formato da due corpi laterali di uguale altezza, simmetrici, ognuno con porta centrale al piano terra, lievemente arretrati rispetto al volume della villa; da un annesso con pianta ad “L”; da un altro edificio posto all’estremità est della proprietà e, infine, dalla piccola chiesa dedicata a S. Antonio.
 

 

Opere d'arte

Recentemente, sotto il soffitto di due sale sono stati scoperti due dipinti a temperone: il primo a motivi floreali con un angelo centrale e il secondo fa capolino qua e là dagli strati di pittura sovrapposti che dovranno essere rimossi per poterlo vedere nella sua completezza.

 

Cenni Storici

La villa e le sue pertinenze appartennero fino al 1867 ai Priuli; alla morte di Ninfa, ultimo componente della nobile famiglia, la proprietà passò dapprima ai Tami, poi ai De Chastonay e infine ai Da Re che ne sono gli attuali detentori.