I Paleoveneti

La lingua venetica di tipo indoeuropeo è tipica di questo popolo essendo completamente differente dalle lingue di altre genti vicine, anche se la scrittura è simile all’alfabeto etrusco.
Questo antico popolo proveniente molto probabilmente dal nord o dal centro Europa, anche se alcune fonti lo considerano originario dell’Asia Minore, aveva, come centri più importanti dell’area culturale paleoveneta, dapprima Ateste (l’attuale Este) e poi Patavium (oggi Padova). In seguito, si espanse in tutto il territorio del Veneto, del Friuli, in parte della Slovenia e si insediò anche ad Oderzo, Montebelluna e in alcune zone vicino a noi dove sono state trovate tracce, a volte anche molto consistenti, di depositi votivi tipo oggetti ex-voto come lamine in bronzo lavorate a sbalzo con al centro l’effige della divinità, monete spezzate, statuette bronzee che raffigurano guerrieri, ecc., e che testimoniano una frequentazione nei santuari paleoveneti di Villa di Villa, Castello Roganzuolo, Scomigo, Vittorio Veneto e forse Orsago. I santuari di questo popolo non erano delle costruzioni ma dei luoghi di culto situati molto spesso in un boschetto sacro o recinti con boschetti di querce nei pressi di sorgenti o corsi d’acqua dove i sacerdoti traevano gli auspici. La libagione con acqua salutare risultava molto diffusa come pure il gettare monete od oggetti votivi nelle sorgenti: l’ex-voto in cambio di una grazia era fondamentale nel rapporto con la divinità e veniva sovente infisso con un chiodo su di un albero.

A Prà della Stalla sono state rinvenute diverse lamine votive paleovenete (ora esposte al museo del Cenedese di Vittorio Veneto) con punzonate a sbalzo figure di bovidi. Al centro di queste vi è raffigurata una divinità abbigliata con veste a pieghe e con una pelle d’animale pendente dal braccio sinistro; una buona parte di laminette di bronzo sottile presentano, invece, disegni geometrici non definibili. Altri reperti che potrebbero appartenere a pratiche di culto sono gli assi repubblicani a testa di Giano spezzati a metà, una placchetta di bronzo con iscrizioni latine, le fibule tipo Aucissa, un piccolo manico di situla (vaso tipico paleoveneto a forma di secchio ottenuto assemblando sottili lamine in bronzo) ed un consistente frammento di situla in bronzo. Questo materiale di tipo votivo potrebbe convalidare l’ipotesi dell’esistenza a Prà della Stalla di un piccolo sacrario paleoveneto, connesso ad un santuario campestre in prossimità di sorgenti, sconvolto dalle bonifiche e anche dalla sistemazione agraria con l’impianto di ville in epoca romana.

Da non sottovalutare anche il ritrovamento, negli anni passati durante le arature, di antichi e massicci tronchi d’albero che convalidano l’esistenza di una zona boschiva. Queste ipotesi meriterebbero di essere verificate anche se il materiale ci da comunque la certezza che anche nel nostro territorio urbano vi sia stata la presenza di questo popolo antico.

A cura di Giuseppe Posocco