Preistoria

Iniziamo dalla preistoria il nostro cammino sulle vicende di Orsago alla luce dei ritrovamenti archeologici.

Il territorio di Orsago comprende l'alta e la bassa pianura. L'alta pianura asciutta, che inizia dalla zona Camparnei (che sta appunto a significare campo arido), presenta una stratigrafia del sottosuolo ghiaiosa e sabbiosa tanto che, fino a pochi anni fa, esistevano delle cave per l'estrazione della ghiaia. La bassa pianura presenta invece una stratigrafia del sottosuolo argilloso-unifero con superficie torbosa. Nel tratto dove si incontrano queste due superfici corre la linea delle risorgive: falde d'acqua che affiorano e si riversano nella bassa pianura. Nella preistoria il territorio era allo stato selvatico con una idrografia disordinata e acque che ristagnavano in bacini più o meno profondi formando paludi da cui il toponimo Palù. Grazie all'ambiente acido degli strati torbosi, che inibiscono il processo di putrefazione, sono stati rinvenuti in essi semi di noccioli, larice, castagne d'acqua ecc., dai quali si è potuto ricostruire l'ambiente arboreo di allora formato da latifoglie, associazioni di faggi e larici, con un ricco sottobosco e canneti: un habitat che dava ospitalità ad una fauna terrestre ed acquatica varia.

Grazie a questa ricchezza è un dato di fatto che popolazioni antichissime abitarono il Palù: lo dimostrano i numerosissimi utensili in selce (pietra molto dura e vetrosa ad alto contenuto di silice) sparsi in tutto il nostro territorio e risalenti al periodo neolitico (circa 3000 a.C.). Queste popolazioni rimasero nella zona fino all'inizio dell'età del bronzo (2000 a.C.). La concentrazione più ricca di reperti che ci ha fatto trovare il sito abitativo venne alla luce grazie alla bonifica degli anni '50, quando la palude venne “sventrata” e spianata in lungo e in largo. Nella terra torbosa e scura comparvero in modo evidente quelle “strane pietre” scheggiate e vetrose color giallo ocra, utensili per l'appunto costruiti dall'uomo del neolitico: punte, grattatoi, lame.
Il primo ad annunciare la grandiosa scoperta fu il sig. Mosè Coan che allora abitava in quei luoghi. Come vivevano questi uomini? Come erano le abitazioni? Intanto ci tengo a sfatare l'idea dell'uomo “rozzo e scimmiesco delle caverne”; infatti lui in realtà era identico a noi e se volessimo fare un paragone potremmo rassomigliarlo agli uomini di alcune tribù del borneo. Uno scavo recente ha fatto individuare una gran quantità di materiale legnoso immerso nella torba a poca profondità e dei pali che presentavano segni di lavorazione: è stata avanzata l'ipotesi che siano stati utilizzati per consolidare il terreno creando una piattaforma di modo che le abitazioni costruite sopra di essa non sprofondassero, ed è su questa specie di piattaforma che vivevano i nostri “antenati concittadini” dedicandosi alla caccia, all'allevamento e alle coltivazioni. La tipologia dei reperti trovati parla chiaro: si cibavano e coltivavano cereali; infatti, sono stati trovati frammenti di macine e di lame in selce, di cui conosciamo l'uso che ne veniva fatto grazie alla nuova tecnica di studi detta traceologia che studia le tracce rimaste impresse sui vari strumenti (ad esempio i segni lasciati sulle lame nel tagliare le graminacee, i cui residui rimasti sulla superficie generano quella particolare lucentezza, fanno capire che le lame immanicate su un legno ricurvo, erano utilizzate come falcetti). Inoltre allevavano maiali e capridi (sono stati trovati nel sito ossa di questi animali), si dedicavano alla caccia e conciavano le pelli (sono state trovate punte di frecce e grattatoi che servivano allo scopo); l'industria litica (dove si costruivano gli utensili) era ubicata più a nord su qualche terrapieno e doveva essere molto fiorente se, come risulta da una stima approssimativa, sono stati trovati circa 5000 pezzi tra utensili e scarti di lavorazione. La selce non era del luogo: probabilmente era frutto di baratti commerciali.

A cura di Giuseppe Posocco